In un incontro molto insolito e segreto, leader di tutto lo spettro politico – dagli accademici conservatori ai rappresentanti dei sindacati, dagli strateghi progressisti alle personalità dei media di destra – si sono riuniti a New Orleans questo gennaio per forgiare una posizione unitaria sull’intelligenza artificiale. L’incontro, organizzato dal Future of Life Institute (FLI), è culminato nella Dichiarazione sull’intelligenza artificiale pro-umana, un documento che dà priorità al benessere e all’azione umana rispetto al progresso tecnologico incontrollato.
La dichiarazione non mira a fermare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma a allontanarlo da pericolose concentrazioni di potere e sfruttamento. Tra i firmatari figurano la Federazione americana degli insegnanti, i Democratici progressisti d’America, think tank conservatori come l’Institute for Family Studies e figure come Ralph Nader, Glenn Beck e Susan Rice. Questa improbabile coalizione riflette una crescente consapevolezza che i rischi dell’intelligenza artificiale non sono di parte e che il tempo per il dibattito sulle misure di sicurezza di base è passato.
Perché è importante: il cambiamento di potere nella governance dell’IA
L’urgenza alla base di questa alleanza deriva dal rapido consolidamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale nelle mani di poche potenti aziende tecnologiche. A differenza dei precedenti dibattiti impegnati nel settore, come la Conferenza Asilomar del 2017, questo incontro ha deliberatamente escluso i rappresentanti delle aziende. L’obiettivo: creare un contrappeso al dominio delle Big Tech, che secondo la direttrice della FLI Emilia Javorsky dà naturalmente priorità ai profitti rispetto alle preoccupazioni sociali.
La mossa arriva in un momento critico. I governi, compresi gli Stati Uniti, stanno deregolamentando sempre più lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dando di fatto libero sfogo alle aziende. Ciò lascia le organizzazioni della società civile, i sindacati e persino i gruppi religiosi in difficoltà per recuperare il ritardo e chiedere responsabilità prima che la tecnologia rimodella la società in modo irreversibile.
La Dichiarazione: principi fondamentali e ampio sostegno
La Dichiarazione Pro-Human sull’IA delinea cinque linee guida chiave:
- Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve essere incentrato innanzitutto sull’umanità.
- Il potere non dovrebbe essere concentrato nelle mani di pochi.
- Il benessere dei bambini, delle famiglie e delle comunità deve essere preservato.
- L’azione umana e la libertà devono essere protette.
- All’IA non dovrebbe essere concessa la personalità giuridica.
Sorprendentemente, quasi tutti i partecipanti, anche quelli con ideologie nettamente opposte, erano d’accordo su questi punti. Joe Allen, ex corrispondente dello show di Steve Bannon, lo ha detto senza mezzi termini: “Se c’è veleno nell’acqua, la maggior parte delle persone è contraria. L’intelligenza artificiale è la stessa cosa”.
Recenti sondaggi confermano questo ampio consenso. Nonostante le divisioni partitiche nelle abitudini di voto, oltre il 69% degli intervistati ha sostenuto i principi della dichiarazione, con l’80% che sostiene la necessità di proteggere i bambini e le comunità dai danni legati all’intelligenza artificiale. Ciò suggerisce che la questione trascende le linee politiche, attingendo alle profonde ansie del pubblico riguardo all’impatto della tecnologia.
Il futuro: dai principi all’azione
FLI sta lanciando una campagna pubblicitaria, “Proteggi ciò che è umano”, per amplificare il messaggio della dichiarazione. Ma il vero potere risiede nella coalizione stessa. Randi Weingarten, presidente della Federazione Americana degli Insegnanti, vede questa come una “coalizione chiave esigente”, capace di esercitare pressioni sui legislatori laddove le singole organizzazioni non riuscirebbero.
La sfida resta quella di tradurre questi principi in azioni politiche concrete. Come ha sottolineato Anthony Aguirre, cofondatore di FLI, la dichiarazione è il riconoscimento di una nuova realtà: l’industria tecnologica non è più l’unico attore. Se i governi non riescono a regolamentare l’intelligenza artificiale in modo responsabile, spetterà alle persone – e alla loro improbabile alleanza – forzare il cambiamento.
La situazione si sta già aggravando, con contratti del Pentagono assegnati ad aziende che in precedenza lottavano per gli standard di sicurezza, e notizie di licenziamenti di massa che emergono insieme a una maggiore sorveglianza. Come ha affermato Alan Minsky, amministratore delegato dei Democratici Progressisti d’America, il pubblico probabilmente si schiererà con coloro che danno priorità al benessere umano rispetto ai profitti aziendali.
Questo non è semplicemente un dibattito sulla tecnologia; è una lotta di potere fondamentale sul futuro della società.
















